lunedì 24 agosto 2015

Paradiso amaro (The Descendants) di Alexander Payne, 2011. Quando l'eredità non è solo questione di denaro!

Scritto da: Ataru Moroboshi

Può un regista e sceneggiatore che ha la paternità di film che hai trovato orribilmente ignobili (Jurassic Park III) o quantomeno pesanti (A proposito di Schmidt), creare qualcosa che ti divertirà, che percepirai come profondamente vero e che ti toccherà (va che diventi cieco!) l'anima?
Potrà creare una storia semplice, ma non banale, che parli di amore e relazioni umane in un modo non ipocrita?

Avrei risposto certamente di no, ma Alexander Payne è riuscito, grazie probabilmente all'aiuto dei coautori Nat Faxon e Jim Rash, ad annichilire i tuoi pregiudizi, ambientando alle isole Hawaii la storia di una famiglia, come lascerebbe intendere il titolo originale "I discendenti", riuscendo per una sola ed unica volta a convincerti appieno.


Locandina del film, presa da qui.

Ovviamente la locandina originaria fa inturire di cosa tratterà il film. Quella del DVD italiano invece non proprio, ma l'importante è che le italiane lo comprino pensando al paradiso che farà viver loro il bel Giorgione Clooney ... Ci vuole un girone infernale apposito, solo per i tizi del marketing!

Presa da qui.


Trama con spoiler!
L'avvocato Matt King, interpretato da George Clooney, assiste la moglie Elizabeth, entrata da poco in coma in seguito ad un incidente in barca. Durante questo periodo di cambiamento degli equilibri familiari, il protagonista scoprirà che la moglie pensava di lasciarlo in favore di un amante, il venditore di case Brian Speer, a sua volta sposato e con prole. Nel tentativo di scoprire qualcosa in merito alla relazione extraconiugale, Matt riuscirà a riavvicinarsi alle due figlie, Alexandra e  Scottie, ma dovrà anche accettare di dire addio alla moglie, per rispettarne il testamento biologico. In parallelo alle vicende di questo nucleo familiare, vi è il futuro della piccola isola di Kauai, di cui Matt è amministratore fiduciario. Esso dovrà decidere se vendere gli ultimi terreni incontaminati, per crearvi strutture turistiche, arricchendo se stesso, i cugini comproprietari e lo stesso Brian-immobiliarista-cornificatore!
Quei terreni da generazioni appartenenti alla famiglia del protagonista, che vi faceva campeggio col padre, un po' per vendetta, molto per lungimiranza, resteranno di famiglia.

Quanto detesto scrivere le trame! Almeno ora posso procedere con critica e concetti.

Il film è davvero ben girato e soprattutto ben costruito. Una volta tanto i fatti si susseguono con logica, senza forzature e conducono il protagonista ad una giusta epifania.
Durante tutto il film due questioni sono costantemente in sottofondo:
- il destino della moglie, a cui è ovviamente legato quello di tutto il nucleo familiare,
- il destino dell'isoletta, connesso a sua volta alle vite di tutti i personaggi e non solo.
Ecco, in merito a questo, chi ha sostituito il titolo originale con "Paradiso amaro" forse avrebbe dovuto dare un occhio al film oltre che alla trama, perchè il nodo chiave di questa opera è cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Di cosa vogliamo possano godere o possano conoscere?
In gioco ci sono due tipi di ricchezze, quella monetaria ottenibile con la vendita e quella delle esperienze di vita, come campeggiare col proprio padre all'interno di un paradiso naturalistico!

Questo tema è ben enucleato nella frase del padre di Matt:
"Dai ai tuoi figli abbastanza soldi per fare qualcosa, ma non abbastanza per non fare niente".
La risposta al dilemma sull'isola si aveva già dopo 10' di pellicola. Si potrebbe obiettare che con ingenti capitali si possono fare tutte le esperienze del mondo, ma è altrettanto vero che se quel denaro te lo ritrovi fin dall'infanzia, come accadrebbe ai figli del protagonista, non è detto che il carattere si sviluppi in modo tale da cogliere sfide ed opportunità che la vita presenterà.
E' una opinione condivisibile, ma non è detto sia vera. Avete mai conosciuto bambini viziati e con un ego esagerato? Nella vita hanno combinato meno di quelli che obbedivano ai genitori e si impegnavano nello studio? Non è (purtroppo) detto.
Prima di queste vicende Matt era un marito e padre assente, perciò, volendo recuperare i rapporti, avrebbe potuto prendere il denaro, lasciare il lavoro e, con tutto quel tempo libero, dedicarsi a loro e a se stesso. Anche questa era una strada percorribile!

Ecco il paradiso in questione. Immagine presa da qui.

Un'altra frase mi ha colpito: "Le famiglie in fondo sembrano esattamente un arcipelago, sono tutti parte di uno stesso insieme, ma separati e soli e lentamente si allontanano sempre più".
Indiscutibilmente vera, ma l'essere umano può almeno tentare di opporsi a questa tendenza e ciò è proprio quel che farà Matt, riuscendo a recuperare il ruolo di padre e concludendo il film in una ben rappresentata vicinanza fisica ed emotiva con le sue due figlie.

Un'altra scena non può lasciare indifferenti, salvo non siate un invertebrato con la capacità di leggere: è il momento in cui Matt saluta per l'ultima volta la moglie. Incredibilmente non vi è quella comune e facile ipocrisia che si serba ai morti, sempre buoni e tutti speciali, ma vi è quella miscela di amore e rabbia, strazio e nostalgia che è logico appartengano ad un rapporto di coppia durato gran parte della vita.

Facile "ciccio" dir su a una moglie quando è in coma! Immagine presa da qui.
"Addio Elisabeth, 
addio amore mio, 
amica mia, 
mia  pena,
mia  gioa,
addio
addio
addio
addio"
Raramente ho percepito coinvolgimento in scene simili, perchè spesso troppo forzatamente drammatiche; qui invece ho lacrimato come una vite tagliata (cit. da "Bassotuba non c'è" di Paolo Nori).
Perchè?

Perchè tutto era al posto giusto per immergerti in una vicenda reale: fotografia, recitazione, montaggio ... tutto mai sopra le righe.
 
La rinnovata famigliola alla ricerca del "rovinafamiglie"! Immagine presa da qui.

Il ritmo rallenta un po' troppo quando Matt incontra e si confronta col "rivale" Brian e ci sono alcuni personaggi che hanno subito qualche esagerazione caratteriale, come il padre di Elisabeth e come l'amico della figlia maggiore. Entrambi vengono mostrati in un modo, duro e burbero il primo, superficiale e stupido il secondo, per poi volutamente colpire lo spettatore mostrandone un lato completamente diverso: un padre tenero che accudisce la moglie e piange la morte della propria figlia, od un ragazzo profondamente buono che ha da poco perso il padre.
Questi piccoli difetti non limitano minimamente la bontà dell'opera, risultando davvero marginali ai fini della fruizione di concetti ed emozioni.

Ecco i due personaggi di cui scrivevo ed uno sta per prendersi un bel cazzotto! Indizio, quello che ride a sproposito della moglie di un ex soldato! Presa da qui.

E' un film semplice, ma onesto.
Imperfetto, come la vita, 
ma con alcuni momenti davvero alti, come sopra!

Nessun commento:

Posta un commento

Questo blog non è una democrazia. Gli amministratori si riservano il diritto di rimuovere qualsiasi commento secondo il loro insindacabile giudizio.