giovedì 22 ottobre 2015

[Riflessione] Gli Incredibili di Brad Bird

"Non ho speranze, ma insisto..."
Articolo di: AleK e Ataru Moroboshi

[Articolo scritto a quattro mani da AleK e Ataru. Non c'è una vera e propria divisione tra chi ha scritto cosa, a volte sembrerà scrivere l'uno, altre volte l'altro.]

Il mio pensierino di oggi prende spunto da Gli Incredibili di Brad Bird, ma toccherà vari argomenti e un po' ne avevo accennato nella recensione di Mono no aware quando parlavo di eroi.
Innanzi tutto, se avete letto il mio articolo su I migliori lungometraggi d'animazione, saprete che adoro questo film. Quando uscì, più di dieci anni fa, fu una piccola rivoluzione per il genere cinematografico a cui appartiene, ovvero a quello dei blockbusters d'animazione, quei film che devono necessariamente piacere quasi a tutti per potersi piazzare ai vertici dei film con i maggiori incassi della stagione. Film che di solito vengono studiati a tavolino per riuscire nell'impresa.

Per essere onesto, tutti i film Pixar precedenti a questo erano stati dei piccoli miracoli. Si avvertiva la mano (e la mente) di un autore dietro la loro realizzazione, con una personalità, delle idee e dei contenuti da discutere e non, come accade per i film di quel tipo, un consiglio d'amministrazione che impone retorica e contenuti standard, tutti uguali.
Questo però, per la prima volta negli U.S.A. era un film adulto. La morte ed il pericolo erano concreti e reali, anche per i piccoli della famiglia. I problemi dei protagonisti non erano retorici pipponi sull'amicizia e il volersi bene, ma problemi lavorativi e rapporti con i capi, conflitti d'infanzia, drammi esistenziali di adolescenti e di adulti, mostrando le differenze tra le tre età:
il voler emergere e l'essere discoli;
la ribellione e la necessità d'essere accettati;
l'insofferenza ad una vita monotona e il problema della realizzazione personale.

Per me è assolutamente inconcepibile come, ancora oggi, certa gente parli dei film Pixar come delle sciocchezze piene di buonismi per bambini e dei film Dreamworks come opere più mature. Inconcepibile.
Lo era 10 anni fa, lo è ancora oggi.
Come si possa essere così ciechi nel non rendersi conto che un'opera come Shrek è solo apparentemente dissacrante, perché si limita alla forma e non ai contenuti, che sono di una banalissima retorica vista e stravista migliaia di volte (la stessa cosa accade in Madagascar, come in Kung Fu Panda, ecc...) mentre nei film generati negli studi Pixar tutto ruoti attorno ad un contenuto e non a banali battute legate dalla solita retorica del "Credi in te stesso e potrai fare tutto senza impegno, sudore e fatica" tipo Kung Fu Panda... 
Basta vedere la sensibilità con cui venga trattato il passaggio dall'infanzia all'età adulta in Toy Story, il rendersi conto dell'espressività di un film anticapitalistico e quasi muto come Wall-E (incredibile per un mercato, quello del cinema d'animazione U.S.A., nel quale non è accettato il silenzio, tanto da inventare e inserire dialoghi nelle opere d'animazione straniere) o i primi magistrali minuti di Up! quando lo spettatore è sopraffatto dall'incredibile bellezza e amarezza della vita.

Ma ancora più inconcepibile è l'elemento che mi ha stimolato a scrivere queste righe e che riguarda questo meme che sta circolando in rete e che tutti condividono acriticamente, senza riflettere un secondo sul problema generale. Il meme è questo:


Non si legge bene, dunque lo riporto: "Faresti vedere a tuo figlio un film dove si dice che solo chi nasce con un corredo genetico superiore può aspirare a fare grandi cose e che se anche ti impegni e sei un genio, il massimo che può succedere è che tutti ti trattino da sfigato e poi muori male? EPPURE..." 

La risposta che molti danno alla domanda è "No" e poi condividono il fatto che il film abbia un pessimo contenuto, senza rendersi conto che "Le grandi cose" a cui si riferisce, sono effettivamente cose che solo chi non è umano è in grado di fare, trascurando una delle critiche più forti mosse dalla pellicola, ovvero che la nostra società finto-buonista non fa che creare miseri premi per chi non ha capacità, per illuderlo di essere speciale. Questo aiuta a mantenere una costante mediocrità e porta a paradossi, ben presenti nei media come facebook, ove le persone si mostrano vincenti anche di fronte a oggettivi fallimenti (frase purtroppo vera: "mi ha bocciato all'esame, ma l'ho guardata con un tale disprezzo che ho distrutto quella stronza repressa").
Notevole la discussione fra madre e figlio ne "Gli incredibili", quando lei afferma che "tutti sono speciali" e lui risponde "come a dire che nessuno lo è".  Centro perfetto.
Certo, è molto più accettabile e rincuorante un film in cui si insegni che un pigro obeso possa diventare maestro di Kung Fu senza sudare, studiare, allenarsi e mettersi a dieta, ovvero l'ennesima variante del:
"E' più importante crederci ciecamente che studiare ed allenarsi", rintracciabile un po' in tutte le mediocri opere campioni d'incassi.
Risulta incredibile che sia invece criticabile un film onesto in cui si mostri un personaggio che concepisca un modo per volare senza super poteri e lo usi per stronzate, poiché demente (non viene trattato come tale, lo è), ragion per cui è giusto che muoia male.
Questo messaggio era ben veicolato anche nel film Donnie Darko, in cui un imbonitore pedofilo riusciva ad avere i favori delle masse con risposte banali e rassicuranti, cui si contrapponevano quelle più scomode e realiste del protagonista: "Kim, vuoi che tua sorella dimagrisca? Falle muovere il culo, falla alzare dal divano, toglile i dolci e sbattila a giocare ad hockey sul prato". Sempre sul grasso si torna, tema caro agli americani...

Gran frase storpiata nel doppiaggio italiano. Presa qui.

Immaginate uno solo dei vostri nonni capace di gridare all'ingiustizia sociale nel caso da giovane non fosse riuscito a qualificarsi in una competizione sportiva?
Io no e non per la retorica motivazione che in passato eran più avvezzi ai sacrifici (nessuno li ama, li ha mai amati, nè mai li amerà!), ma erano capaci di accettare l'esistenza di selezioni. Queste sono presenti da quando vi è la natura (!), sono il "motore" dell'evoluzione e l'uomo, come appartenente alla natura, non fa eccezione alcuna. Oggi sono presenti come ieri e lo saranno anche domani, ma è utile convincere le masse del contrario; non vi sarà una lotta contro un animale per nutrirsi, ma vi sarà una competizione coi propri simili per un lavoro, per un accoppiamento (ragione serissima...), per un fottuto posto su un aereo!
Il problema è nascondere ai bambini che non vinceranno sempre, che non saranno sempre i migliori come lo sono per mamma e papà, e che dovranno comprendere e valorizzare ciò in cui sono più capaci. Questo era un tema ben evidente in "Ratatouille", per tornare al mondo Pixar; vi rendete conto di quanto fosse potente la metafora di un topo che, malgrado il gruppo di appartenenza (per così dire, di bocca moooolto buona), portava alla massima espressione il proprio gusto-olfatto divenendo chef, malgrado avesse contro sia la società murina, sia quella umana! 
Questo si dovrebbe insegnare ad un figlio: verrai osteggiato se farai qualcosa di diverso dalla massa, forse anche dai genitori, ma dovrai trovare la forza per seguire quello che davvero ti realizza e ti rende felice, sennò è probabile che finirai come tutti a compensare la mancata gioia, coi precedentemente citati cellulari da 600 euro, o a frugare nella monnezza, per ricollegarsi a Ratatouille. Ed il "piccolo chef" come prima cosa si leggeva il libro di cucina ... ricordate il discorso su studiare e allenarsi?
 
Una delle scene più importanti; il topino mette in secondo piano un'esigenza fondamentale, cibarsi, per abbandonarsi al proprio sogno e solo così si rende conto che era a pochi passi dalla sua realizzazione. Presa qui.


Per tornare invece alle opere con supereroi, è doveroso specificare che un po' tutte appaiano ridicole. Le eccezioni sono poche (tipo questa), ma a voler esser pignoli e far uso di spirito critico, tra tutte le buffonate implicite su tizi in pigiama che lottano per il bene, appaiono meno assurdi i soggetti con super poteri, piuttosto che i vari Batman, Occhio di Falco, Vedova Nera e fenomeni da baraccone simili.
I primi sono giustificati nel riuscire a fare quel che fanno, i secondi no. Il messaggio che Occhio di Falco possa essere utile come Thor (un Dio) in una mischia è assurdo, nonché malsano e si ricollega al tema precedente: alla gente piace illudersi e sognare, piuttosto che affrontare la realtà. Potrei dire di preferire un Ironman, visto che crea qualcosa che compensa, ma davvero mi piange il cuore a pensare a quello spreco d'ingegno.
Ed il tizio-che-muore-male de Gli Incredibili è un genio che anziché utilizzare le proprie invenzioni per migliorare il mondo o almeno la propria esistenza, le usa per creare ridicoli gadget. Poi vi lamentate che muoia male?

Muore nel migliore dei modi possibili: citando la scena di Watchmen in cui si ridicolizzano i costumi dei super eroi!

E' inconcepibile come sia alterato il messaggio di base del film nel meme presentato all'inizio del post: il ragazzo che desidera essere un supereroe senza poteri, ovvero che vuol esser quel che non è, risulta causa della propria infelicità, frustrazione, oltre che ovviamente della propria distruzione. In parallelo, ciascun membro della famiglia che, pur possedendo capacità speciali, si "castra" per rientrare nei canoni della normalità ed esser accettato, non realizza le proprie potenzialità e non riesce a trovare gioie e soddisfazioni. Il padre è solo il soggetto in cui tutto ciò è più evidente, ma chiaramente, una volta seguita appieno la propria predisposizione ciascuno è mostrato esser più felice e chiarisco, non perché esser supereroi renda felici, ma perché fare ciò che ci viene bene e che ci piace, è fonte di gioia.
E' così difficile da capire?
Il regista lancia questo messaggio durante tutto il film, ma evidentemente una società che si anestetizza per accettare lavori che odia, non può credere ad una verità così semplice.
Anni fa lessi un libro, "La collina dei conigli" di  R. Adams (grazie ancora AleK) in cui era mostrata una comunità composta da individui molto diversi per capacità, caratteri e attitudini, ma questo non costituiva un problema, poiché ciascuno di loro faceva ciò per cui era più adatto, portando un arricchimento nel gruppo, oltre all'ovvia soddisfazione individuale. Come sarebbe se ciascuno di noi potesse decidere quando e quanto lavorare, ma soprattutto potesse svolgere le funzioni per cui ha maggiore inclinazione? Non ci metterebbe forse il meglio di sè? E delle ricadute di impegno e soddisfazione personale, non ne gioveremmo tutti? 
E' il genere di società presentata anche in vari romanzi del mai troppo citato Robert A. Heinlein, come Fanteria dello spazio dove il personale militare veniva smistato secondo le proprie competenze, oppure nel romanzo che dà il nome al nostro blog, A noi vivi. A 77 anni di distanza è ancora considerata un'utopia, segno evidente che il progresso sociale è stato estremamente modesto.

Non un capolavoro, ma un'opera altissima ancor oggi. Presa qui.

Ma ritorniamo al film in oggetto, sì, si può accettare l'illusione che gli eroi esistano, ma la realtà è che siamo miseramente tutti uguali nei limiti, nelle paure e nelle necessità, con differenze comprese in un rango umano, ovviamente; nessuno di noi può fare davvero la differenza in una mischia o in un'azienda e la maggior parte di noi neppure in una partita di calcio. Tutti siamo necessari, chi più chi meno, perciò nel contempo siamo tutti sostituibili. Se volete volare senza apparecchiature, allungarvi, correre veloci come il suono o diventare invisibili ... beh, vi serve un corredo genetico diverso. Gli umani non lo possono fare (*).

Sembra ridicolo dover difendere questo fatto, ma tant'è, il poster è là sopra, visibile a chiunque.

(*): Se vi interessa l'argomento, vi consiglio il romanzo Mendicanti in Spagna di Nancy Kress (link alla recensione).

5 commenti:

  1. Grazie mille per l'articolo, leggerlo mi ha dato 10 piacevolissimi minuti di riflessioni, considerazioni personali e accrescimento.

    Sandro

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    1. Grazie di cuore per le tue parole. ^^

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  2. Ottimo articolo, riflessioni importanti che secondo e meriterebbero anche l'ampliamento in saggio.

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    1. Grazie Nick, ma temo che questo sia il massimo a cui si può arrivare da queste parti... ^^

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  3. Grazie, come si sarà notato, il tema del post era molto sentito e le riflessioni su Gli Incredibili si sono miscelate spontaneamente con altre che avevano origini ben diverse. Credo che il discorso continuerà nel prossimo post su Ratatouille.

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